Cannone 75/13 - Bosco delle Penne Mozze - Aspem

As.Pe.M.
Associazione "Penne Mozze"
fra le Famiglie dei Caduti Alpini
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Cannone 75/13

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Obice da 75/13 austroungarico della Prima Guerra Mondiale - 1975

Fra le oltre 2400 stele di alpini deceduti nelle guerre o in servizio, poste al Bosco delle Penne Mozze a Cison di Valmarino, spicca un cannone da montagna 75/13, unica arma esistente al Bosco, risalente alla prima Guerra Mondiale e in dotazione all'esercito austroungarico, donato dal Gruppo Alpini di Arcade ad ornamento del "Bosco" stesso ed inaugurato in occasione del quarto Raduno al "Bosco" del 10 agosto 1975.
Nel 2026, ricorrendo il 55° raduno, in forma solenne, gli alpini di Arcade hanno deciso mettere a nuovo il pezzo essendo stato fatto l’ultimo restauro ben vent’anni fa.
In occasione del primo restauro, avvenuto nel 2005, si fece uno studio sistematico su questo tipo di arma consultando il bel libro - L’Artiglieria Austro-Ungarica nella grande guerra – scritto dal Ten. Col. Filippo Cappellano edito da Rossato editore. Inoltre l’autore del libro, che interessammo alla nostra ricerca, rispose per iscritto ai nostri numerosi quesiti sull’obice 75/13 e ci fornì anche copie di documenti d’archivio dell’Ufficio Storico dello SME in Roma.
Si venne così a sapere che la Cina, nell'ottobre del 1913, ordinò alle officine Skoda Verke, famose per la produzione di ottime artiglierie, una settantina di cannoni da montagna da 75 mm denominati modello "tipo Cina". Nel 1914 allo scoppio del Primo Conflitto Mondiale l’Impero Austroungarico confiscò i pezzi "cinesi" per utilizzarli nei propri reparti di artiglieria. Un primo lotto però era già partito con il piroscafo tedesco Bayern alla volta della Cina ma fu internato al porto di Napoli dal Regno italiano che era ancora neutrale. Nel 1915 con l’entrata in guerra del Regno d’Italia il piroscafo fu sequestrato con tutto il carico compresi gli obici 75/13.
L’obice collocato al Bosco delle Penne Mozze deriva dall'evoluzione di quei primi cannoni da montagna destinati alla Cina ed è un originale della Skoda Verke A.G. Pilsen 75/13 Mod. 15 matricola 17238 E. Questo pezzo fu impiegato nei fronti montani dall'esercito austroungarico nella guerra 1914/1918 quindi anche contro i nostri alpini sul fronte dolomitico.
È interessante conoscere le caratteristiche tecniche del 75/13 che lo resero un’arma di successo.
Il 75 indica il calibro, espresso in millimetri, mentre il 13 è la lunghezza della canna espressa sempre in calibri pertanto la canna è lunga 97,5 centimetri.
È molto versatile e facile da trasportare perché smontabile in sette parti someggiabili. La bocca da fuoco con canna rigata destrorsa a passo costante con 28 righe, è l’elemento più pesante dell’intera arma con i suoi 106 chili. È provvisto di freno idraulico e molla per assorbirne il rinculo, mentre l’affusto a coda unica è dotato di due seggiolini per i serventi e scudo da 4 millimetri.
Il pezzo in batteria pesa 613 chili sostenuti da due ruote di legno.
I proiettili utilizzati, del calibro 75 mm, avevano un peso massimo di 6,5 chilogrammi (granate ad alto carico esplosivo, shrapnel, perforante, gas e fumogeni) con una velocità di volata che variava dai 354 m/s ai 396 m/s a seconda del proiettile utilizzato, con un tiro a parabola necessario su fronti montani, e una gittata utile di 6,8 chilometri.
Dopo la Vittoria del 1918, 392 obici 75/13 entrarono negli arsenali del Regio Esercito come preda bellica ed altri 268 come riparazione di danni di guerra. Insomma un’arma ben costruita, facilmente trasportabile e versatile nell'utilizzo tanto che il Regno d’Italia, già negli anni trenta decise di costruirlo con l’Ansaldo, copiandone i disegni originali Skoda Verke (i due obici 75/13 mod.15, posti al monumento di Pennella a Santi Angeli sul Montello, davanti alla "Valle dei Morti" sono proprio dell’Ansaldo SA Concessione Pozzuoli, matricola 16904 e matricola 15727, così lo è anche quello a forte Marghera e Redipuglia).
Altra curiosità storica su questi pezzi di artiglieria costruiti dalla Skoda Verke, fu che combatterono contro di noi sul fronte dolomitico nella prima guerra Mondiale, seguirono poi il nostro Regio Esercito nella guerra civile di Spagna, nella seconda guerra mondiale in Albania e con l’ARMIR in Russia nella zona del Don, luoghi evocativi per noi alpini e molto vicini alle aree di guerra dove oggi si combattono Russi e Ucraini.
Nelle pianure sterminate della Russia, il Regio Esercito ne sfruttò l’alzo di tiro (-9 gradi +56 gradi) per usarlo anche come controcarro puntando i T34 russi, con granate cave.
Insomma un vero e proprio pezzo di successo, tanto che fu dismesso dall'Esercito Italiano solo negli anni sessanta del secolo scorso ed è bello sottolineare che la Skoda Verke AG Pilsen è una fabbrica tuttora attiva nella neo costituita Repubblica Ceca.
Ogni Brigata Alpina, in quel periodo post bellico, aveva inquadrato almeno un G.A.M. (Gruppo Artiglieria da Montagna) dotato di 75/13 come per esempio il 3° "Julia"  (Brigamiles Julia), il G.A.M. "Pinerolo" (Brigamiles Taurinense), o il GAM del 5° "Bergamo" (Brigamiles Orobica) ed i loro distintivi mostrano un’aquila che stringe fra gli artigli una bocca da fuoco 75/13. Il distintivo del G.A.M. "Lanzo" della brigata Cadore mostra invece, la bocca da fuoco someggiata su un mulo ritroso. Circolano inoltre, anche in internet, foto di artiglieri, veri armadi di muscoli, che fanno il presentat–arm con questa bocca da fuoco.
Quindi quando saliamo al Bosco delle Penne Mozze e giriamo fra le stele, facciamo un salto a visitare anche l’Obice 75/13: guardiamolo con rispetto ricordandone la storia che è storia di molti di quegli alpini ricordati sulle stele che lo circondano capendo che qui, quest’arma, non è affatto fuori luogo.
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